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L’alfabeto latino, quello più diffuso nel mondo, ha approssimativamente 2500 anni: risale infatti al sesto secolo a.C.

Le origini della scrittura latina Edit

Sulle origini dell’alfabeto latino si svolge un dibattito di lungo tempo tra scienziati, una polemica che tuttora non si è conclusa. Roma, un ambiente culturale vivace e produttivo nell’epoca delle prime testimonianze scritte, era sicuramente aperto al contatto con le due grandi civiltà circostanti: quella greca della Magna Grecia e quella etrusca, ambedue in possesso di sviluppate scritture alfabetiche.

Infatti la tesi generalmente accettata dice che l’alfabeto latino deriva da una variante occidentale di quello greco (che deriva da quello dei fenici), portato nell’Italia del Sud (nella Magna Grecia) dalle colonie greche nell'ottavo secolo, ed assunto poi - con la probabile mediazione degli etruschi - dai romani per segnare i suoni della lingua latina.

Un’altra tesi che oggi forse trova più consenso presuppone una derivazione diretta dall’alfabeto dagli etruschi.

-       in particolare Raymond Bloch (un archeologo, etruscologo, studioso delle origini italiche) sostiene l’importanza degli etruschi nella storia romana (Le origini di Roma).

L'alfabeto modello (1) che si vede sul reperto archeologico (dal 650 a. Cr.) è scritto da destra a sinistra. Il reperto è una tavoletta d'avorio (cm 8.8 x cm 5) proveniente da Marsiliana d'Albegna (Grosseto, Italia) ed attualmente è esposto nel Museo Archeologico di Firenze.

Tavoletta di Marsiliana d'Albegna

Quello che è sicuro, è che i latini nel settimo secolo a.C. svilupparono il loro alfabeto.

Le lettere dell'alfabeto latino - fase arcaica Edit

Caratteristiche delle lettere dell’alfabeto latino nella sua fase più antica (fino alla metà del terzo sec. a. C.) (2):

-       aspetto epigrafico dei caratteri (monumentali) ↔ (l’uso privato della scrittura non aveva consistente diffusione, ed era strettamente dipendente dai modelli grafici di tipo monumentale) → si sente anche qui l’influenza della scrittura etrusca legataessenzialmente ad un uso religioso con forme rigide epigrafiche

-       andamento / ductus posato (testi vergati per lo più su materie dure (pietra, metallo, avorio)) → scrittura disegnata più che scritta (pochi legamenti tra le lettere, non presenta inclinazione, esecuzione lenta ↔ andamento corsivo)

-       lineamento incerto

-       lettere staccate, inuguali (forme poco geometriche)

-      A con traversa obliqua

-      E, F con le aste minori che formano angolo acuto, obliquo

-      H chiusa in alto e in basso

-      L con base obliqua

-      M, N con forme diverse

-      P con occhiello aperto

-      R nella forma ro greco (influenza greca)

-      S con forma angolare

-      U con la forma dell’ipsilon

-      introduzione di G nel 3. sec. a. Cr.

Prime testimonianze in alfabeto latino (si tratta esclusivamente di scritture maiuscole (cioè lettere comprese in un sistema bilineare ↔ caretteri minuscoli al contrario si inseriscono in un sistema quadrilineare con aste ascendenti e discendenti):

1. La più antica testimonianza in alfabeto latino (3): una spilla d’oro di circa 10 cm, la cosiddetta Fibula prenestina: porta la sottoscrizione dell’artigiano Manius (più il nome del committente). È del 670-650 a. Cr.

Fibula Prenestina

MANIOS MED FHE FHAKED NUMASIOI

Cui corrisponde, in latino classico: MANIUS ME FECIT NUMASIO, quindi “Manio mi fece per Numerio”.

-os per il nominativo – Manios avrebbe fatto l’oggetto

-oi per il dativo – per un altro: Numasioi

- me: pronome personale all’accusativo

2. La più nota tra le testimonianze antiche è sicuramente il Cippo del Foro Romano (4) (impropriamente chiamato anche Lapis Niger, dalla pietra nera che sovrasta il cippo). È la più antica iscrizione monumentale latina. Fu scoperta nel 1899 vicino all’arco di Settimo Severo in un complesso monumentale arcaico (fa pensare ad un piccolo santuario) al di sotto del pavimento in marmo nero.

L’andamento bustrofedico (in senso verticale (ökörszántás módra váltakozóan), cioè va letta  una colonna  dal basso in alto e la successiva  dall'alto in basso) e l’antichità dei caratteri aguzzi – vicini a quelli calcidesi (da cui derivano appunto) - incisi (direttamente sulla pietra) sulle quattro facce del cippo, fanno presumere una datazione del sec. 6 a. Cr. (fine).

L’iscrizione lacunosa, che è quindi di difficile traduzione, si riferisce alla sacralità del luogo (testo mutilo di una legge sepolcrale?) → l’inizio sembra essere una formula di maledizione scagliata contro chi avesse violato il luogo sacro. Si ricorda inoltre un „rex” identificato come re-monarca di Roma a cui sembra essere dedicato il santuario.

3. L’'iscrizione di Satricum / Lapis satricanus (5)' (antica cittadina tra Latina e Nettuno) fu scoperta nel 1977 e risale con ogni probabilità agli ultimi anni del 6. sec. a. Cr. L’iscrizione lunga circa 80 cm (due righe incise sulla superficie di una base di sostegno per un dono votivo) è leggibile parzialmente. Si tratta di una dedica al dio Marte:

IEI STETERAI POPLIOSIO UALESIOSIO            (-osio → ant. genitivo di der. indoeurop.)

SUODALES MAMRTEI                                           (forma raddoppiata per Marte)

(II STETERUNT PUBLII VALERII SODALES MARTI → i compagni di Publio Valerio donarono a Marte)

- la persona menzionata è stata identificata con Publio Valerio Publicola, console romano nel 509 a. Cr., fondatore della libera Res Publica.